SVIZZERA E NEGOZIATI INTERNAZIONALI. MEDIOCRI E DEBOLI ED ORA LEGITTIMATI ANCHE DAL POPOLO

0
261

Nei Negoziati internazionali, la nostra Svizzera sta schierando i suoi mediatori più deboli e mediocri di mai

Fermi o perdenti su tutte le parti in gioco.
La Confederazione Svizzera sfoggia la peggior diplomazia di sempre. Le cause possono essere essenzialmente due.
La prima ipotesi potrebbe essere la volontà incondizionata del Consiglio Federale di perdere su tutta la linea così da rendere più facile ed immediata un’adesione coatta della Svizzera all’Unione Europea.
La seconda invece, la più triste, quella di aver raggruppato un corpo diplomatico debole e incompetente fine a sé stesso, senza alcun amor proprio e tanto meno senza rispetto verso il popolo che dovrebbe rappresentare.

Ma il popolo ha legittimato settimana scorsa la totale sottomissione, muovendo i primi passi verso l’abdicazione della sua sovranità.

Il riconoscimento dell’equivalenza borsistica elvetica, una marea di posti di lavoro in gioco

Tra Svizzera e Unione europea al momento non hanno compiuto progressi sufficienti per prolungare il riconoscimento dell’equivalenza borsistica elvetica.
Un accordo importante non solo per il settore finanziario, ma per tutta l’economia Svizzera
quotata in borsa e di conseguenza tutta quell’economia che orbita attorno a queste Società.

Non soffermiamoci a questo importantissimo trattato, focalizzandolo unicamente a favore del settore bancario-finanziario. Molte strutture di carattere finanziario ruotano attorno al settore bancario, ma molte di più ruotano attorno a tutte le società quotate in borsa domiciliate in Svizzera. Una marea di PMI, piccole e medie imprese, fornitrici di beni e servizi che già nelle migliori delle ipotesi hanno concluso dei contratti con importanti rischi a loro scapito pur di poter dare lavoro ai propri dipendenti. Dipendenti che ora potrebbero avere un posto di lavoro veramente in bilico.

Ebbene la commissione europea fa sapere che la concessione per il momento si fermerà al 31.12.2018 e non sarà rinnovata perché i negoziati su l’accordo quadro non ha fatto i progressi desiderati. Progressi desiderati da CHI? Accordo quadro nato da COSA? Negoziati iniziati QUANDO?

L’accordo quadro con l’Unione Europea

Questo accordo ha avuto inizio in marzo del 2012 da un incontro tra l’allora presidente della confederazione Eveline Wiedmer-Schlumpf e l’allora presidente della commissione europea José Manuel Barroso.

A questo incontro fece seguito naturalmente una lettera d’intenti del giugno 2012 da parte del Consiglio Federale e in risposta in luglio 2012 la conferma da parte della commissione europea.

Il Consiglio federale vuole un accordo che garantisca la certezza del diritto nel settore dell’accesso al mercato e tuteli l’indipendenza e l’ordinamento giuridico della Svizzera. Il 54% circa delle esportazioni svizzere è infatti destinato  all’UE e circa il 72% delle importazioni svizzere proviene dall’UE. Per consolidare e sviluppare ulteriormente la via bilaterale il Consiglio Federale ritiene che sia indispensabile concludere un accordo sulle questioni istituzionali.

Nel dicembre del 2013, previa consultazione delle Commissioni parlamentari della politica estera e dei Cantoni e previa informazione delle parti sociali ed economiche, il Consiglio federale ha adottato uno specifico mandato negoziale sulle questioni istituzionali. I negoziati hanno avuto quindi inizio il 22 maggio 2014,
Una volta conclusi i negoziati, il Parlamento e, in caso di referendum, il popolo
saranno chiamati a esprimersi sull’accordo Le questioni istituzionali interessano i seguenti quattro settori:
sviluppi giuridici: quali procedure si adottano per adeguare gli accordi alla luce dei nuovi sviluppi giuridici dell’acquis dell’UE integrato in essi?
sorveglianza: come garantire una sorveglianza uniforme sull’applicazione degli accordi bilaterali?
interpretazione: come garantire un’interpretazione uniforme degli accordi bilaterali?
composizione delle controversie: quali sono le procedure per la composizione delle controversie tra l’UE e la Svizzera?

Sempre il Consiglio Federale ritiene che i problemi di applicazione degli accordi e i ritardi nel loro adeguamento agli eventuali sviluppi del diritto dell’UE, infatti, possano creare nuovi ostacoli nell’accesso al mercato interno nonché situazioni discriminanti per gli operatori economici.

Che dire poi dell’accordo fiscale sui frontalieri

Il nuovo Accordo fiscale tra Italia e Svizzera sulla tassazione dei lavoratori frontalieri sembra essere sempre più lontano dalla sua realizzazione. Il testo, che fu parafato nel 2015, non solo è mai stato firmato fino ad oggi, ma grazie a Governo e Parlamento italiano pare che non lo sarà ancora per molto tempo, se non per sempre.

La nostra diplomazia, inerme e disinterressata, ha lasciato che la controparte italiana erigesse un muro. Il governo ticinese, il vero interessato alla messa in vigore del nuovo accordo fiscale, sta lì immobile e senza un minimo di prospettiva.

Non dimentichiamo che il nostro Governo ticinese

  1. Non ha saputo determinare con le parti sociali dei redditi dignitosi per i nostri TicinoResidenti, né tramite i contratti normali di lavoro, né con l’incentivazione di Contratti Collettivi di Lavoro, né tramite i regolamenti LAPS.
  2. Non ha saputo intervenire affinché il costo della vita nel nostro cantone diminuisse per rendere vivibili i miseri redditi stabiliti.
  3. Non ha saputo trovare e implementare delle misure d’accompagnamento degne del loro nome, per contrastare la deriva del mercato del lavoro al quale i TicinoResidenTI si trovano a dover far fronte.

Pietro Righetti – Redazione TicinoResidenTI

#TicinoResidenTI #pietrorighetti  #diplomaziasvizzera #consigliofederale #consigliodistato #aurc #misure

Vi invitiamo quindi a firmare la petizione a sostegno della mozione inoltrata al Consiglio di Stato

Stop ai ristorni!

FIRMA QUI

E’ ora davvero di far sentire la nostra voce e mi raccomando, informatevi bene per un voto consapevole nel 2019.

Pubblicità