STEVE RICCI: Una bella esperienza

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Steve Ricci candidato UDC per il Gran Consiglio

Steve Ricci, candidato al gran consiglio n. 50 sulla lista UDC n. 16, tira le somme della campagna elettorale

Ottobre 2018 è il periodo dove presi la decisione di candidarmi per il Gran Consiglio. Quando comunicai la decisione alle persone che conoscevo meglio, qualcuno mi prese per matto, qualcun altro non disse niente, mentre qualcuno mi sostenne invitandomi a continuare. La cosa curiosa è che tutti, indipendentemente dal loro pensiero, mi chiesero perché e cosa mi spingesse a farlo.

La risposta probabilmente più scontata era quella del forte senso civico. Ciò è sicuramente vero ma qualcuno potrebbe dirmi che per esercitarlo basterebbe “semplicemente” andare a votare. Tuttavia non fu solo quella la motivazione che mi spinse ad affrontare questo percorso.

Tra le motivazioni c’era e c’è tutt’ora la preoccupazione per il futuro dei miei cari e della mia famiglia vedendo che ogni giorno bisogna combattere contro i temi che tanti conoscono, dumping salariale (provato), effetto sostituzione (provato), URC (provato), cassa malati (provato), “IN”giustiza (provato). Allargando il tutto alla mia attività professionale (infermiere/soccorritore) e a quella di consigliere comunale, che mi portano ogni giorno a stretto contatto con la popolazione ticinese, mi sono reso conto che non bastava più “solo” andare a votare.

A questo punto, chi sta leggendo queste righe forse si chiederà cosa voglio dire, che cosa voglio fare e/o probabilmente anche chi mi credo di essere. La risposta è che non penso di riuscire a cambiare le cose dall’oggi al domani e non voglio neanche fare promesse, ma portare, nella sua semplicità, l’esperienza, le idee e i principi di una persona comune, che nessuno conosce, e che viene dalla più totale normalità, cercando dialogo, razionalità, coerenza, impegno e magari anche un po’ di coraggio. In famiglia infatti nessuno si è mai cimentato in attività politiche, né qui né altrove, ed io sono il primo.

Sono convinto che tutti noi (o quasi) abbiamo a cuore la famiglia, il lavoro, la salute, la scuola, l’economia, ma tutti giustamente la pensiamo a modo nostro, portando ognuno la propria ricetta, diversa e migliore rispetto a quella di qualcun altro, frenati però dal fatto che non comunichiamo tra noi in modo efficace anteponendo personalismi, egoismo ed egocentrismo.

Nei giorni e nelle settimane seguenti alla mia decisione, sono successe tante cose e, come si dice, di acqua sotto i ponti ne è passata. Nella mia piena ingenuità politica, essendo a questo livello un esordiente, mi sono lasciato guidare dagli eventi e dal buon senso, senza programmare niente o quasi. Sicuramente un aspetto che mi ha impressionato tantissimo è stata l’innumerevole quantità di aperitivi e pranzi offerti da partiti e candidati. Tutte le sere o quasi, per due mesi, si poteva partecipare ai più svariati aperitivi mangiando e bevendo “a scrocco”, parlando con tizio e caio (per lo più politici dello stesso partito o di altri) per non parlare poi dei vari pranzi domenicali, sempre offerti.

Aldilà di queste considerazioni ed esperienze molto interessanti, le situazioni che meritano sicuramente più attenzione sono state tutte quelle occasioni in cui, oltre ad essere in mezzo alla gente alle varie feste senza far nulla di particolare, se non scambiare due chiacchiere, sono stato io stesso ad andare dalle persone per conoscerle e per farmi conoscere. Mi riferisco non alle feste partitiche, ma bensì alle feste popolari che si ripetono ogni anno in cantone e che puntualmente fuori dal periodo elettorale vengono snobbate dalla maggior parte dei politici, che sfruttano queste ghiotte occasioni come palcoscenico.

Anche io quest’anno ammetto di essere stato a così tanti aperitivi, pranzi politici, feste di paese e carnevali vari che prima rappresentavano solo uscite occasionali. Nonostante, grazie alla mia professione, fossi consapevole e conoscessi l’importanza del contatto umano, ho avvalorato ancor di più il piacere dell’incontro e del confronto con le persone di ogni genere, estrazione sociale e nazionalità.

La possibilità e la voglia di parlare e confrontarmi con tutte queste persone, ritengo sia stata la parte più arricchente di questo percorso. Ho potuto così ritrovare un aspetto fondamentale che caratterizza il genere umano, ovvero la relazione e la capacità di comunicare con tante, tantissime persone con idee e pensieri diversi, imparando ancora una volta ad accettare il fatto che c’è sempre qualcuno che la pensa diverso da te.

Concludendo e aldilà del risultato che emergerà dalle urne domenica 7 aprile, voglio sinceramente ringraziare tutte le persone che ho incontrato durante questo percorso e che mi hanno dedicato parte del loro tempo con una chiacchierata, un saluto, una stretta di mano e anche un semplice sguardo.

Pietro Righetti – Redazione TicinoResidenTI

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