ELEZIONI CANTONALI: ultimo atto, l’inganno è servito

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Giuro che m'impegnerò se sarò eletto

Perché un partito ha bisogno di beffare i suoi fedeli e gli altri elettori?

La carica non è compatibile con il posto di lavoro, ma non lo era già al momento della candidatura e da un co-coordinatore dello stesso era sicuramente risaputo.

Perché accettare e proporre una candidatura ben sapendo che non si rinuncerebbe mai al posto di lavoro per sedere in Gran Consiglio?

Non importa chi sia il candidato e nemmeno il partito. Importa il fatto! E il fatto è un inganno nei confronti dei cittadini che si sono recati alle urne e nei confronti di tutti i candidati che invece si sono messi a disposizione per davvero.

In un’elezione contano i voti di scheda, ma i voti personali non sono da meno. Soprattutto quando gli elettori, sempre più utilizzano la scheda senza intestazione nell’intento di votare solo le persone.

Un posto di lavoro nell’amministrazione pubblica e due figli da sfamare

Nessuno mette in dubbio che sarebbe da pazzi lasciare un posto di lavoro garantito con uno stipendio di tutto rispetto e blindato, per una sedia in Gran Consiglio che ti da un gettone di presenza quando la scaldi e quando è fredda ti devi guadagnare la pagnotta in altro modo.

In molti posti di lavoro in qualità di dipendenti, i candidati hanno dovuto chiedere un permesso ai loro datori di lavoro prima di confermare la loro candidatura. Magari il nullaosta del datore di lavoro era pure subordinato ad una riduzione del contratto di lavoro.

Era davvero necessario giocare questo tiro mancino agli elettori?

TicinoResidenTI sarà attento alle azioni, ai goal, ai fuori gioco e soprattutto ai falli nei confronti dei residenti in Ticino.

Pietro Righetti – Redazione TicinoResidenTI

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